C’e’ una domanda che attraversa il calcio mondiale da dicembre 2022: l’Argentina puo’ ripetersi? La risposta, come spesso accade nel calcio, non e’ ne’ un si’ ne’ un no — e’ un dipende. Dipende da Lionel Messi, che a 38 anni potrebbe disputare il suo ultimo Mondiale. Dipende dalla capacita’ di Lionel Scaloni di rinnovare una squadra che ha perso alcuni protagonisti del trionfo di Lusail. Dipende, in ultima analisi, dalla chimica di un gruppo che in Qatar ha trasformato il talento individuale in un’identita’ collettiva irresistibile.
L’Argentina al Mondiale 2026 non e’ semplicemente la detentrice del titolo: e’ la squadra che ha vinto anche la Copa America 2024, completando un dominio sulla scena internazionale che non si vedeva dai tempi della Spagna tra il 2008 e il 2012. Scaloni ha costruito un ciclo vincente che dura dal 2019, e ora deve affrontare la sfida piu’ difficile: difendere il titolo in un Mondiale a 48 squadre, con piu’ partite, piu’ avversari e meno margine di errore.
La qualificazione — l’Argentina di Scaloni
Chi ha vinto un Mondiale e una Copa America tende a rilassarsi. E’ un fenomeno psicologico documentato nello sport: la fame diminuisce dopo la sazietà. L’Argentina di Scaloni ha sfidato questa legge nelle eliminatorie sudamericane, alternando prestazioni brillanti a passaggi a vuoto che hanno ricordato a tutti che il calcio sudamericano non fa sconti a nessuno — nemmeno ai campioni del mondo.
Il cammino nelle qualificazioni CONMEBOL e’ stato solido senza essere dominante. L’Argentina ha chiuso nelle prime posizioni della classifica sudamericana, garantendosi la qualificazione diretta con alcune giornate di anticipo. Le vittorie in casa — al Monumental di Buenos Aires, dove l’Albiceleste non perde da anni — sono state la base del percorso. In trasferta, il rendimento e’ stato piu’ altalenante: la sconfitta in Colombia, un pareggio sofferto in Venezuela e la tradizionale difficolta’ in Bolivia a La Paz hanno mostrato i limiti di una squadra in fase di transizione generazionale.
Il bilancio complessivo resta positivo: una decina di vittorie, pochi pareggi, un paio di sconfitte. Numeri che confermano lo status di prima forza del continente sudamericano, ma che non raggiungono il livello di dominio assoluto che ci si poteva aspettare dalla squadra campione del mondo. La ragione e’ semplice: Scaloni ha usato le qualificazioni per testare alternative ai veterani del 2022, inserendo gradualmente nuovi giocatori e rodando soluzioni tattiche diverse. Il risultato e’ una squadra che arriva al Mondiale con piu’ opzioni ma con meno certezze tattiche rispetto al Qatar.
Il dato piu’ significativo delle eliminatorie riguarda la gestione di Messi. Scaloni ha dosato le presenze del capitano con attenzione quasi chirurgica, preservandolo per le partite decisive e lasciandolo a riposo nelle trasferte piu’ logoranti. Una strategia che ha funzionato nella regular season delle qualificazioni — l’Argentina ha vinto anche senza Messi — ma che pone interrogativi sulla tenuta del giocatore in un torneo di sette partite in poco piu’ di un mese. A 38 anni, ogni minuto conta — e Scaloni lo sa meglio di chiunque altro.
Un altro elemento chiave delle qualificazioni e’ stata la solidita’ difensiva. Con Emiliano Martinez tra i pali e una coppia centrale formata da Romero e Lisandro Martinez, l’Argentina ha subito pochi gol nelle partite domestiche. La difesa, spesso oscurata dal talento offensivo, resta il fondamento su cui Scaloni costruisce le prestazioni della squadra: senza gol subiti, basta un lampo di Messi o un inserimento di Alvarez per portare a casa il risultato. Nelle qualificazioni sudamericane, dove il margine di errore e’ minimo, questa formula ha funzionato con regolarita’.
Rosa e giocatori chiave — l’ultimo Mondiale di Messi?
La sera del 18 dicembre 2022, mentre sollevava la Coppa del Mondo al Lusail Stadium, Messi lascio’ intendere che quello sarebbe stato il suo ultimo Mondiale. Poi cambio’ idea. Il fatto che sia ancora qui, a 38 anni, pronto a disputare il sesto Mondiale della carriera, racconta tutto sulla grandezza di un giocatore che ha riscritto ogni record possibile nel calcio. La domanda non e’ se Messi sara’ al Mondiale 2026 — sara’ presente, salvo infortuni dell’ultimo momento — ma quale ruolo avra’ nella squadra.
La risposta e’ cambiata rispetto al Qatar. Nel 2022, Messi era ancora il motore offensivo della squadra, il giocatore che creava e finalizzava, che trascinava i compagni con giocate impossibili. Nel 2026, a 38 anni e dopo due stagioni all’Inter Miami in MLS, il suo ruolo sara’ piu’ cerebrale: un direttore d’orchestra che gestisce i tempi, trova gli spazi e offre l’ultimo passaggio. La velocita’ non e’ piu’ quella di un tempo — il Messi che saltava tre avversari a Barcellona e’ un ricordo — ma la visione di gioco, il controllo di palla e la capacita’ di leggere le situazioni restano intatti. In un Mondiale dove le partite si decidono nei dettagli, avere il giocatore con la migliore lettura del gioco della storia puo’ fare la differenza.
Il peso dell’eredita’ del 2022 ricade sulle spalle di Julian Alvarez e Enzo Fernandez, i due giocatori che hanno fatto il salto di qualita’ durante il Mondiale in Qatar e che ora sono diventati pilastri della squadra. Alvarez, centravanti dell’Atletico Madrid, ha sviluppato un gioco completo che lo rende pericoloso in qualsiasi zona dell’attacco: segna, assiste, pressa, si sacrifica per la squadra. I suoi numeri in Champions League confermano che e’ un attaccante da grandi palcoscenici.
Enzo Fernandez del Chelsea e’ il centrocampista box-to-box che ogni allenatore sogna. Fisico, tecnica, visione di gioco e personalita’ — a 25 anni, ha gia’ dimostrato di poter dominare il centrocampo nelle partite piu’ importanti. Il suo rendimento al Mondiale 2022, dove vinse il premio di miglior giovane giocatore, fu la conferma di un talento generazionale. Accanto a lui, Rodrigo De Paul offre esperienza e intensita’, mentre Alexis Mac Allister del Liverpool aggiunge qualita’ nella gestione del possesso.
| Giocatore | Ruolo | Club | Eta’ |
|---|---|---|---|
| Emiliano Martinez | Portiere | Aston Villa | 33 |
| Cristian Romero | Difensore | Tottenham | 28 |
| Lisandro Martinez | Difensore | Manchester United | 28 |
| Enzo Fernandez | Centrocampista | Chelsea | 25 |
| Alexis Mac Allister | Centrocampista | Liverpool | 27 |
| Rodrigo De Paul | Centrocampista | Atletico Madrid | 32 |
| Lionel Messi | Attaccante | Inter Miami | 38 |
| Julian Alvarez | Attaccante | Atletico Madrid | 26 |
| Lautaro Martinez | Attaccante | Inter | 28 |
Emiliano Martinez dell’Aston Villa merita un capitolo a parte. Il portiere argentino ha dimostrato al Mondiale 2022 di essere uno specialista dei rigori — le sue provocazioni psicologiche verso i tiratori avversari sono diventate leggendarie — e la sua presenza tra i pali offre una sicurezza che pochi portieri al mondo possono garantire. In un torneo dove i rigori decidono regolarmente le partite a eliminazione diretta, avere un portiere con la mentalita’ e il palmares di “Dibu” Martinez e’ un vantaggio competitivo concreto.
Lautaro Martinez dell’Inter rappresenta l’alternativa offensiva che nel 2022 rimase in panchina dietro ad Alvarez. A 28 anni, il “Toro” e’ nel pieno della maturita’ e la sua stagione in Serie A — dove gioca regolarmente da titolare e segna con continuita’ — lo rende un candidato forte per un ruolo piu’ importante rispetto al Qatar. Scaloni potrebbe optare per un sistema con due punte — Alvarez e Lautaro insieme — sacrificando un centrocampista ma guadagnando pericolosita’ in area. La convivenza tra i due e’ stata testata nelle qualificazioni con risultati incoraggianti: quando giocano insieme, l’Argentina produce piu’ tiri in porta e crea piu’ occasioni da gol, anche se il centrocampo perde copertura nelle transizioni difensive.
La difesa merita un’analisi separata. Cristian Romero del Tottenham e Lisandro Martinez del Manchester United formano una coppia centrale che unisce aggressivita’ e anticipo — entrambi giocano in Premier League, il campionato piu’ fisico del mondo, e portano quell’intensita’ anche in nazionale. Nahuel Molina e Nicolas Tagliafico presidiano le fasce con esperienza, anche se nessuno dei due offre la spinta offensiva di un terzino moderno. In un sistema dove Messi non difende, la solidita’ del reparto arretrato diventa ancora piu’ cruciale: ogni errore difensivo pesa il doppio quando il pressing alto non e’ un’opzione costante.
Girone J — Argentina, Algeria, Austria e quarta squadra
Il Girone J e’ stato generoso con i campioni in carica. Algeria, Austria e una quarta squadra ancora da definire compongono un raggruppamento che l’Argentina dovrebbe dominare senza particolari affanni. Ma la storia dei Mondiali e’ piena di favoritissime inciampate nella fase a gironi — la Spagna nel 2014, la Germania nel 2018, la stessa Argentina nel primo turno del 2022 contro l’Arabia Saudita — e Scaloni conosce troppo bene il calcio per abbassare la guardia.
L’Algeria rappresenta l’avversario piu’ interessante del girone. Le Volpi del Deserto hanno una rosa con diversi giocatori che militano nei campionati europei — in particolare in Ligue 1 e nei campionati del Golfo — e una tradizione di prestazioni combattive nei Mondiali. L’ultimo precedente diretto tra Argentina e Algeria risale al Mondiale 1982, quando gli algerini inflissero una delle sconfitte piu’ clamorose nella storia della competizione alla Germania Ovest. L’Argentina non e’ la Germania, ma il precedente ricorda che in un Mondiale qualsiasi partita puo’ riservare sorprese. Il calcio algerino vive un momento di transizione dopo la generazione che vinse la Coppa d’Africa nel 2019, ma la nuova leva di giocatori ha dimostrato nelle qualificazioni africane di poter competere con personalita’. La fisicita’ e l’intensita’ atletica degli algerini potrebbero creare problemi alla difesa argentina nelle fasi iniziali delle partite, prima che la qualita’ tecnica dell’Albiceleste prenda il sopravvento.
L’Austria e’ una squadra in crescita costante negli ultimi anni. La nazionale austriaca ha dimostrato a EURO 2024 in Germania di poter competere con le migliori europee, e giocatori come Marcel Sabitzer, Konrad Laimer e Christoph Baumgartner portano qualita’ e intensita’. Il sistema di gioco austriaco, influenzato dalla scuola di Ralf Rangnick che ha lasciato un’impronta profonda sulla filosofia della nazionale, si basa su un pressing aggressivo e transizioni rapide — uno stile che puo’ mettere in difficolta’ anche le squadre piu’ forti se non sono preparate. Per l’Argentina, la partita contro l’Austria potrebbe essere il test piu’ impegnativo della fase a gironi — non per la qualita’ individuale, dove l’Albiceleste e’ superiore, ma per l’organizzazione tattica e la disciplina difensiva degli austriaci, abituati al calcio di pressing della Bundesliga.
La quarta squadra del girone sara’ determinata dai playoff intercontinentali o dagli spareggi, e al momento della stesura il posto resta vacante. Qualunque sia l’avversario, non dovrebbe alterare significativamente l’equilibrio del girone. L’Argentina parte con un coefficiente di 1.12-1.18 per la vittoria del Girone J — un valore che lascia pochissimo spazio al dubbio nella mente dei bookmaker.
Lo scenario tattico del girone suggerisce che l’Argentina affrontera’ tre squadre che giocheranno con un blocco basso e difensivo, cercando di limitare i danni e colpire in contropiede. Questo tipo di partite — dove il possesso palla e’ sbilanciato a favore dell’Albiceleste — richiede pazienza, movimento senza palla e qualita’ nell’ultimo passaggio. Tutte caratteristiche che la rosa di Scaloni possiede in abbondanza, ma che in un Mondiale possono essere neutralizzate dalla tensione e dalla paura di sbagliare. La prima partita del girone sara’ cruciale: una vittoria netta scioglierebbe la pressione e permetterebbe di gestire le altre due con maggiore serenita’.
Quote e pronostici — possono ripetersi?
Solo due nazionali nella storia hanno difeso con successo il titolo mondiale: l’Italia nel 1934-38 e il Brasile nel 1958-62. Da allora, nessuno ci e’ riuscito. La Francia ci ha provato nel 2022 ed e’ arrivata in finale, perdendo ai rigori proprio contro l’Argentina. Il Brasile ci ha provato nel 2006 ed e’ stato eliminato ai quarti. La maledizione del campione in carica e’ un pattern statistico che i mercati conoscono bene — e le quote dell’Argentina riflettono questa consapevolezza.
| Mercato | Quota indicativa | Probabilita’ implicita |
|---|---|---|
| Vincitrice del Mondiale | 5.50-7.00 | 14.3-18.2% |
| Superamento fase a gironi | 1.03-1.07 | 93-97% |
| Raggiungimento quarti | 1.35-1.50 | 67-74% |
| Raggiungimento semifinale | 2.00-2.40 | 42-50% |
| Raggiungimento finale | 3.00-4.00 | 25-33% |
| Capocannoniere: Alvarez | 15.00-20.00 | 5.0-6.7% |
Con quote sulla vittoria finale tra 5.50 e 7.00, l’Argentina e’ il favorito numero uno o due — sostanzialmente alla pari con il Brasile e la Francia. La probabilita’ implicita del 14-18% e’ la piu’ alta del torneo, un riconoscimento del valore di una squadra che ha vinto tutto negli ultimi quattro anni. Il mercato piu’ intrigante, pero’, e’ il raggiungimento della semifinale a 2.00-2.40: considerando la qualita’ del girone e la probabile meta’ del tabellone, l’Argentina ha condizioni eccellenti per arrivarci.
Il fattore Messi aggiunge una variabile unica al calcolo delle probabilita’. Se il capitano arriva in buone condizioni fisiche, la sua sola presenza sul campo alza il livello della squadra di una tacca — non tanto per i gol che puo’ segnare, quanto per l’effetto che ha sui compagni e sugli avversari. La psicologia di un Mondiale e’ fatta di margini sottili, e avere il miglior giocatore della storia nel proprio spogliatoio e’ un vantaggio che nessun coefficiente puo’ quantificare completamente.
Alvarez a 15.00-20.00 nelle quote capocannoniere rappresenta una scommessa con buon potenziale. Il centravanti dell’Atletico Madrid giochera’ tutte le partite da titolare — a meno di infortuni — e il girone accessibile offre l’opportunita’ di accumulare gol nelle prime tre giornate, creando una base solida per competere nella classifica marcatori nelle fasi successive. Lautaro Martinez, quotato a coefficienti simili, e’ un’alternativa da considerare se Scaloni dovesse optare per un sistema a due punte che darebbe a entrambi gli attaccanti minuti sufficienti per incidere.
Per chi cerca scommesse a lungo termine, il mercato “Argentina in finale” a 3.00-4.00 offre un profilo rischio-rendimento equilibrato. I campioni in carica hanno la qualita’ per raggiungere le ultime due anche in un torneo a 48 squadre, e la probabilita’ implicita del 25-33% sembra calibrata in modo ragionevole rispetto alla forza effettiva della rosa.
L’Argentina ai Mondiali — da Maradona a Messi
La storia dell’Argentina ai Mondiali si legge attraverso i nomi dei suoi numeri dieci. Mario Kempes nel 1978, Diego Armando Maradona nel 1986, Lionel Messi nel 2022 — tre generazioni di calcio, tre titoli mondiali, tre giocatori che hanno definito il concetto stesso di fuoriclasse. Il 2026 potrebbe chiudere il cerchio: l’ultimo capitolo della saga di Messi con la maglia albiceleste, in un Mondiale che si gioca a poche ore di volo da Miami, dove il capitano vive e gioca.
Il Mondiale 1986 in Messico resta il riferimento emotivo piu’ forte. Maradona da solo — letteralmente, con il gol del secolo contro l’Inghilterra — porto’ l’Argentina alla vittoria in un torneo dove la squadra non era la favorita. Messi ha replicato quel percorso nel 2022, con meno dribbling solitari e piu’ gioco collettivo, ma con la stessa capacita’ di elevarsi nei momenti decisivi. La doppietta nella finale contro la Francia, uno dei match piu’ spettacolari nella storia del calcio, ha consacrato definitivamente Messi nel pantheon dei grandissimi.
Tra quei trionfi, pero’, ci sono anche i momenti bui: le tre finali perse da Messi — Mondiale 2014, Copa America 2015 e 2016 — e le eliminazioni premature del 2010 e del 2018. La lezione e’ chiara: il talento individuale, da solo, non basta. Servono un gruppo coeso, una strategia adeguata e quella dose di fortuna che nel calcio non e’ un lusso ma una necessita’. Scaloni ha trovato tutti e tre gli ingredienti nel 2022. La sfida del 2026 e’ ricrearli con una squadra parzialmente rinnovata e un capitano con quattro anni in piu’ sulle gambe.
Il peso della storia e’ anche un vantaggio. L’Argentina sa vincere i Mondiali. Lo sa nel DNA calcistico, nella cultura dello spogliatoio, nell’approccio alle partite decisive. Quando la pressione sale, i giocatori argentini tendono a reagire con aggressivita’ positiva anziche’ con paralisi — una caratteristica che li distingue da altre nazionali storicamente forti ma fragili nei momenti cruciali. Questo tratto culturale, difficile da quantificare ma evidente nei dati, potrebbe essere il fattore decisivo in un torneo lungo e logorante come il Mondiale a 48 squadre.
L’Argentina arriva al Mondiale 2026 con la consapevolezza di essere una delle due o tre squadre piu’ forti del pianeta. La transizione generazionale e’ in corso ma non completata, e il torneo in Nord America rappresenta il banco di prova definitivo per capire se il ciclo di Scaloni ha ancora benzina nel serbatoio o se il trionfo di Lusail restera’ un punto isolato nella storia — meraviglioso, irripetibile.
Per un’analisi comparata con le altre nazionali favorite, consulta la panoramica delle squadre del Mondiale 2026.